Yuppi-ièèèèèè! Yuppi-ièèèèèè! Habemus frigorifero nuovo. Sono strafelice perché finalmente il frigo è separato dal freezer e non abbiamo più quell'antipatico sportellino interno che, periodicamente e irrimediabilmente, faceva formare un blocco di ghiaccio al quale l'unico rimedio era la sequenza, quasi bisettimanale, del "congela-sghiaccia-asciuga-riaccendi". Ecco. Piccole felicità. E così posso preparare le pappette della gnappetta e farne una scorta da congelare e...non solo...che ne dite di questi sorridenti sofficini che fanno il sorriso al nuovo frigorifero?!? Buonissimi!
Una finestra...
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30 marzo 2016
04 ottobre 2014
Patacones, tostones, chips de plátano, banana fritta
In questo sabato un po' pigro, a grande richiesta della mia amica Lili e per rievocare giornate vacanziere non lontane con la mia amica Ary, torna "er fritto"!!! La non-amante-del-fritto, che poi sarei io, ha ripescato questo sfizietto fritto assolutamente sudamericano. Ma andiamo per ordine.
Patacones, tostones, chips de plátanos, fettine di banana fritta...chiamatele come volete queste rotelline! Ma che storia è questa della banana fritta? Premessa essenziale: queste rotelline sono delle fettone di plátano macho verde (che letteralmente significa "banana maschio verde"), ma il plátano in questione non è una delle nostre classiche banane. Ma allora che cos'è?
Effettivamente il plátano macho verde è della stessa famiglia (naturalisticamente parlando!) delle "classiche" banane, ma non è esattamente una banana. Sembra un gioco di parole, lo so. È una banana verde, praticamente acerba, che non va mangiata cruda (è cattivissima cruda, fidatevi!). La sua origine è asiatica ma attualmente si coltiva - e si consuma - anche in tutte le regioni tropicali e subtropicali d'America. In generale, il plátano macho verde è più grande di una banana comune ed è più stretto agli estremi. Il colore della buccia è verde e, quando maturo al punto giusto, la buccia diventa gialla con punti e strisce marroni (un po' come le banane!). Crudo il sapore è molto amaro, ma una volta cotto risulta più blando con un sapore suave e burroso. È costituito praticamente di solo amido, ed è per questo che deve essere cucinato. Si può cucinare con la buccia, cotto direttamente sul fuoco, ma anche bollito o al forno. In generale è usato come accompagnamento, un po' come una patata, per una grande varietà di piatti tipici di Perù, Colombia, Ecuador, Panamá, Venezuela, ed altri. Usatissimo in America Latina, in Brasile ha un altro nome, si chiama banana da terra.
30 settembre 2014
Fagottini fritti di borragine con ripieno di mozzarella e alici
Vi sembrerà troppo presto ma per la sottoscritta è decisamente ora di pensare alle vacanze di Natale. "Ma come è appena finita l'estate!". Appunto. Probabilmente dovevo iniziare a pensarci anche prima, che i biglietti dei voli transatlantici lievitano di prezzo di settimana in settimana. E mentre qua (nell'emisfero australe!) le giornate si allungano e la temperatura aumenta sempre di più, assieme a tanta voglia di scendere al mare e passeggiare sulla sabbia, la mia mente si proietta in un dicembre col maglione e i calzettoni. Ma questo salto di temperatura e cambio d'armadio non mi spaventa troppo. Senza accorgermene è quasi passato un anno dall'ultima viaggio nel Belpaese e ho voglia di tornare e di respirare quell'atmosfera di Natale in famiglia. E magari pure "di fritto" in famiglia! :-P
Questa ricetta è un po' il riassuntino rapido delle mie vacanze di Natale all'italiana. Si frigge qualcosa solo in rare occasioni (soffritto escluso! Quello si che è di casa!), tipo per il menù della vigilia di Natale. "Tradizione vuole" che si debba servire almeno un piatto di broccoli, zucca, patate o borragine...rigorosamente fritti! La passione per la frittura a casa mia non esiste proprio. Si frigge fuori sul balcone, isolando il resto della casa dall'inevitabile odore. E a dicembre, starsene lì fuori sul balcone davanti al fornelletto portatile e alla padella piena d'olio bollente, non è proprio "piacevole". Comunque quella del fritto prenatalizio è proprio una "tradizione" locale, lì alle porte di Roma. Non dimenticherò mai quando a Natale, da piccola, si entrava nella basilica grande grande per la messa di mezzanotte e si veniva letteralmente "travolti" da un incredibile odore di fritto: tutti avevano preparato le frittelle, e quell'odore ne era la prova. Ahahahah! Ricordi proustiani!
Questa ricetta è un po' il riassuntino rapido delle mie vacanze di Natale all'italiana. Si frigge qualcosa solo in rare occasioni (soffritto escluso! Quello si che è di casa!), tipo per il menù della vigilia di Natale. "Tradizione vuole" che si debba servire almeno un piatto di broccoli, zucca, patate o borragine...rigorosamente fritti! La passione per la frittura a casa mia non esiste proprio. Si frigge fuori sul balcone, isolando il resto della casa dall'inevitabile odore. E a dicembre, starsene lì fuori sul balcone davanti al fornelletto portatile e alla padella piena d'olio bollente, non è proprio "piacevole". Comunque quella del fritto prenatalizio è proprio una "tradizione" locale, lì alle porte di Roma. Non dimenticherò mai quando a Natale, da piccola, si entrava nella basilica grande grande per la messa di mezzanotte e si veniva letteralmente "travolti" da un incredibile odore di fritto: tutti avevano preparato le frittelle, e quell'odore ne era la prova. Ahahahah! Ricordi proustiani!
Comunque, potendo scegliere, i miei "fritti preferiti" natalizi sono quelli di foglie e fiori ripieni. Le foglie di borragine rientrano assolutamente nella categoria, e con mozzarella e alici sono delizioseee!
Così, mentre penso ai miei biglietti aerei, vi presento questa ricetta da preparare fra due tre mesi. Questa volta ho giocato d'anticipo! Netto anticipo!
Così, mentre penso ai miei biglietti aerei, vi presento questa ricetta da preparare fra due tre mesi. Questa volta ho giocato d'anticipo! Netto anticipo!
27 giugno 2014
"Aipim frito" (o mandioca fritta)
Sapete da quanto tempo sono nell'emisfero sud? Non ci credo neanche io ma, incredibilmente, è già passato un anno. È passato davvero troppo in fretta. E la sottoscritta naviga ancora in quel mezzo suppergiù, che non riesce a scrollarsi di dosso. Magari vi chiederete cosa vuol dire tutto questo preambolo di frasi quasi in incognito. La risposta (forse!) è un insieme di tante idee nella testa e pochi fatti compiuti. Ho come la sensazione di aver "perso tempo" (ma so che in realtà non è stato affatto tempo perso!) a rimettere in piedi una mia nuova quotidianità in questo "angoletto" di mondo che, per fatica pigrizia o reale mancanza di tempo, ha fatto si che tante idee sono solo rimaste tali. Per esempio, in questo blog, avrei voluto leggere, scoprire e scrivere di più su alimenti e ingredienti tipici della cucina brasiliana, scattare più foto, annotare più immagini...ma forse sono solo sensazioni e posso rimettermi "in riga".
Cosí oggi scrivo due righe su un pilastro della tradizione culinaria brasiliana: la mandioca. La mandioca è una radice tuberosa, che ha una buccia ruvida e legnosa, e una polpa bianca...ho iniziato un paragrafo da naturalista fallita! Ahahah! In Brasile la mandioca ha una miriade di nomi differenti. Di regione in regione può essere chiamata in differenti modi: aipi, apim, macaxera, macaxeira, mandioca doce, mandioca mansa, castelinha, maniva, maniveira, pão-de-pobre, uaipi...non so neanche se sono riuscita ad elencarli tutti. Naturalmente esistono mooolte varietà di mandioca. Comunque, la cosa che più mi incuriosice è l'enorme varietà di prodotti che è possibile ottenere con questa radice. È usata nella preparazione di bevande, torte, gelati, fritti, salse...la trovate intera, a pezzi, in farina, in polvere...insomma una quantità spaventosa e quasi infinita di derivati. Oggi scrivo su una delle preparazioni in cucina più semplici e immediate: la versione fritta. Per una non-amante dei fritti, come la sottoscritta, questo "post fritto" è davvero una novità. Ma lo "aipim fritto" è proprio un classico da bar-ristorante, un po' la versione brasiliana (o almeno carioca) delle classiche patate fritte. Per me, in realtà, una versione migliore. Ma i gusti sono gusti...
Cosí oggi scrivo due righe su un pilastro della tradizione culinaria brasiliana: la mandioca. La mandioca è una radice tuberosa, che ha una buccia ruvida e legnosa, e una polpa bianca...ho iniziato un paragrafo da naturalista fallita! Ahahah! In Brasile la mandioca ha una miriade di nomi differenti. Di regione in regione può essere chiamata in differenti modi: aipi, apim, macaxera, macaxeira, mandioca doce, mandioca mansa, castelinha, maniva, maniveira, pão-de-pobre, uaipi...non so neanche se sono riuscita ad elencarli tutti. Naturalmente esistono mooolte varietà di mandioca. Comunque, la cosa che più mi incuriosice è l'enorme varietà di prodotti che è possibile ottenere con questa radice. È usata nella preparazione di bevande, torte, gelati, fritti, salse...la trovate intera, a pezzi, in farina, in polvere...insomma una quantità spaventosa e quasi infinita di derivati. Oggi scrivo su una delle preparazioni in cucina più semplici e immediate: la versione fritta. Per una non-amante dei fritti, come la sottoscritta, questo "post fritto" è davvero una novità. Ma lo "aipim fritto" è proprio un classico da bar-ristorante, un po' la versione brasiliana (o almeno carioca) delle classiche patate fritte. Per me, in realtà, una versione migliore. Ma i gusti sono gusti...
Da queste parti, se vi incontrate in un bar (o boteco) con gli amici per una birra e volete spiluccare qualcosa tutti assieme, uno dei piatti più economici e rapidi da ordinare è proprio l'aipim frito. Normalmente servono un piattone da sistemare al centro del tavolino, e piattini con forchette per tutti. Spesso l'aipim frito è servito con formaggio fuso o bacon, ma esistono molte versioni differenti.
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